In Italia c'è un sistema fiscale iniquo, che spesso comporta accertamenti infondati e che lavora contro il settore manifatturiero.
L'abbassamento della pressione fiscale in Italia è una necessità; sono 162 i giorni di lavoro divorati dal fisco in un anno in Italia.
In pratica mezzo anno ed è peggiore se si guarda alle tasse locali: nel 1990 bastavano 8 giorni per pagarle e ora ne servono 26. Comparando il peso fiscale dell'Italia con gli altri Paesi emerge l'insostenibilità di quello italiano. L'ha certificato lo stesso governo con il recente Documento di economia e finanza: l'Italia ha segnato il record della pressione fiscale con il 44% del 2012 "e già siamo pronti a superarlo di slancio con l'ulteriore aumento atteso per il 2013 al 44,4%".
E il futuro, non promette nulla di buono: le previsioni dicono che il 44% ci accompagnerà almeno fino al 2017. Lo studio dice che l'Italia è al primo posto in Europa nel total tax rate (somma delle imposte sul lavoro, sui redditi d'impresa e sui consumi) con un 68,3% quasi il doppio di Spagna e Regno Unito e ci colloca bel oltre quello della Germania (46,8%).
L'Italia è infine ai più alti livelli europei quanto a numero di ore necessarie per adempiere agli obblighi fiscali (269), 2,5 volte il Regno Unito, il doppio dei Paesi nordici (Svezia, Olanda e Danimarca) e della Francia, un terzo in più rispetto al Germania; in coda, fra i Paesi Ocse, nella graduatoria di efficienza della Pubblica Amministrazione, con un valore (0,4) pari a un quarto di quello misurato per la Germania e il Regno Unito.
Sarà a breve una nuova procedura di rilascio on-line del Durc, per rendere più semplice la vita delle imprese italiane, facendo risparmiare tempo e denaro": è questo l'obiettivo della nuova procedura, che sarà operativa a partire dal prossimo 1° luglio. Con un semplice clic si otterrà, in tempo reale, una certificazione di regolarità contributiva che avrà una validità di 120 giorni e potrà essere utilizzata per ogni finalità richiesta dalla legge.
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